oggi mi sento che invece di scrivere mi piacerebbe dipingere. è più sintetico, basta scegliere quattro colori, non di più, e schiaffarli giù secondo l'umore. i colori non li ho, ce li ho a cera, ma secondo la mia idea un dipinto va fatto su tela, con le tempere, mentre i colori a cera me li vedo troppo su cartoncino ruvido di carta Fabriano. certo, stupidi pregiudizi che fanno molto elementari, fila in cartoleria alle otto meno un quarto di mattina prima di entrare in classe ma tant'è. resta che non saprei che dipingere, forse macchie a cui darò un senso poi, forse cerchi concentrici che racchiudono schizzi, magari nuvole dentro un cervello. di sicuro so che non dipingerei elementi geometrici e questa è una cosa su cui riflettere. sarà che la geometria non mi ha mai affascinato, gli angoli mi mettono l'ansia, le formule mi spaventano. è una cosa su cui riflettere. ma siccome una volta che trovi la risposta quella risposta è una formula, allora non ci rifletto. dipingerò scatoloni. voi non sapete quanti scatoloni, oltre a quelli che ogni giorno vedo a lavoro, ho visto e vedrò passare sotto i miei occhi. molti lo ritengono un banale strumento amico della logistica e invece secondo me bisogna rivalutare l'importanza della funzione simbolica dello scatolone. lo scatolone ci consente di portare a casa un oggetto nuovo di zecca che ci allieterà la prossima mezz'ora oppure contiene la nostra vita e la porta da un'altra parte per ricominciare migliore. pensiamo a quante aspettative mettiamo lì dentro ogni volta che lo riempiamo, e all'eccitazione ogni volta che lo riapriamo in un luogo nuovo. lo scatolone è ricercatissimo da tutti ma nessuno lo nota. lo scatolone apparentemente è solo pesante ma in realtà nasconde sempre un "ne vale la pena". ditelo che non ci avete mai pensato. io ci sto pensando da giorni, ad esempio, e mi sento anche un poco scema, per la verità. ma chi se ne frega. sentitevi scemi anche voi. io ho capito che lo scatolone è l'unica cosa di forma squadrata che può farmi fare pace con la geometria. guarda tu. la formula. ho paura?
lunedì, giugno 15, 2009
oggi mi sento che invece di scrivere mi piacerebbe dipingere. è più sintetico, basta scegliere quattro colori, non di più, e schiaffarli giù secondo l'umore. i colori non li ho, ce li ho a cera, ma secondo la mia idea un dipinto va fatto su tela, con le tempere, mentre i colori a cera me li vedo troppo su cartoncino ruvido di carta Fabriano. certo, stupidi pregiudizi che fanno molto elementari, fila in cartoleria alle otto meno un quarto di mattina prima di entrare in classe ma tant'è. resta che non saprei che dipingere, forse macchie a cui darò un senso poi, forse cerchi concentrici che racchiudono schizzi, magari nuvole dentro un cervello. di sicuro so che non dipingerei elementi geometrici e questa è una cosa su cui riflettere. sarà che la geometria non mi ha mai affascinato, gli angoli mi mettono l'ansia, le formule mi spaventano. è una cosa su cui riflettere. ma siccome una volta che trovi la risposta quella risposta è una formula, allora non ci rifletto. dipingerò scatoloni. voi non sapete quanti scatoloni, oltre a quelli che ogni giorno vedo a lavoro, ho visto e vedrò passare sotto i miei occhi. molti lo ritengono un banale strumento amico della logistica e invece secondo me bisogna rivalutare l'importanza della funzione simbolica dello scatolone. lo scatolone ci consente di portare a casa un oggetto nuovo di zecca che ci allieterà la prossima mezz'ora oppure contiene la nostra vita e la porta da un'altra parte per ricominciare migliore. pensiamo a quante aspettative mettiamo lì dentro ogni volta che lo riempiamo, e all'eccitazione ogni volta che lo riapriamo in un luogo nuovo. lo scatolone è ricercatissimo da tutti ma nessuno lo nota. lo scatolone apparentemente è solo pesante ma in realtà nasconde sempre un "ne vale la pena". ditelo che non ci avete mai pensato. io ci sto pensando da giorni, ad esempio, e mi sento anche un poco scema, per la verità. ma chi se ne frega. sentitevi scemi anche voi. io ho capito che lo scatolone è l'unica cosa di forma squadrata che può farmi fare pace con la geometria. guarda tu. la formula. ho paura?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
10 dimmelodai:
dì la verità: hai fatto un corso di packaging artistico. o di palletizing funzionale. o di wrapping sintetico. insomma, serve un sistema per sigillare il passaggio dei cavi?
Io l'ho detto appena l'ho vista, che aveva tutte le caratteristiche dell'installazione artistica!
C'è del genio inespresso, è chiaro.
Amici':
Ma quale corso?
Al massimo sono campionessa di scoppio del pluriball.
Asco'.
La domanda del sistema per sigillare il passaggio dei cavi.
Perché la faaaai?
Perché sullo sfondo si nota un cavo che attraversa il muro o semplicemente perché sei talmente usurato dal lavoro che non stai bene se non provi a piazzare due MAXI-MAMMUT qua e là? ;)
(comunque, fosse il primo caso, rivolgiti al mio GENIO consorte ché, Tesò, dico io, ma INESPRESSO ACCHIII???)
Vi volevo far notare, e secondo me non ci avete manco fatto caso, che oltre ad essere stati gli scatoloni casualmente tutti riempiti al contrario e posizionati così sullo scaffale senza manco pensarci, vi volevo far notare, ma qui ci vuole un osservatore di quelli tipo me, ecco, vi volevo far notare la graduale diminuzione dall'alto verso il basso del nastro da pacchi sul povero Snoopy.
Pura genialità CASUALE, semmai, non I-NESPRESSA (what else?).
:)
ciao, gnamì! Oh, ma quella pianta lì a sinistra, mica che ci manca un po' d'acqua? O forse si sta ammalando per altre ragioni? o magari mi sto solo sbagliando...
gnamì, chissà se invece ti ricordi le geometrie mie. chissà. mi pare pure sulla porticina della cucina di bologna, o erano solo rose? te lo ricordi quanto erano brutte quelle rose sull'arco, gnamì? e infatti fu un'idea vostra. io ho contribuito solo ad appiccicarle lassù in alto in alto ché voi non ci potevate arrivare...ma facevano schifo! saluta iggy.bacio
Agna:
anche qui: per informazioni sulla pianta chiedere al mio amato GENIO consorte.
:)
(no, ma adesso non è più così, eh. è vivissima. ha appena subito un TRAPIANTO) :)
sè, me ricordo.
ma le rose sul muro, a parte l'osceno arco, erano una bella idea.
e se non rose qualcosa di pop. voglio tenermi questa idea buona per la prossima casa.
delle tue geometrie sulla porta della cucina di via del Rondone ne ho un ricordo vago. mi ricordo di più il momento in cui decidemmo di agire fregandocene di un eventuale brutta reazione della Sig.ra Medola.
Ma tu ti ricordi, per caso, che cose vendeva la Medola, nel suo negozio?
Iggy, salutAgna.
(si, ma non passa più, questo qua. sta sempre a lavorare, questo qua)
mammamia! via del rondone...e chi se la ricordava più!
il negozio della medola? era una merceria: bottoni, filo, aghi, velcro...insomma, una merceria.
vabbè, allora saluta tesò
e neppure mi ricordo che c'aveva di tanto osceno quell'arco, a parte le rose...
fossi in te piglierei delle palle da tennis, le imbratterei di colore e le scaglierei al muro. viene bene pure coi mandarini.
Ma sì, ma certo, ma ovvio!
Lanciamo mandarini di vernice sui muri!
Di più...Perché limitarsi ai mandarini, che offrono un antieconomico rapporto Pennello/macchia generata = 1:1?
Guarda ti dico io come fare sul serio:
Palloncini!
Prendi un palloncino, lo gonfi e tieni l'imboccatura ferma tra pollice e indice.
Lo immergi in una tolla di vernice, vai al centro della stanza, alzi il braccio, lasci andare.
In tre secondi di puro delirio direzional/scorreggione, ti ritrovi ad aver pennellato ad cazzum mezza casa.
Un sacchetto di palloncini e due/tre colori e qualcuno griderà al miracolo avanguardista.
Mandarini...puah.
Quisquillie.
Ah.
A tutto io devo pensare.
Ah.
ma cevto che è ovvio, semplice ma non cevto elementave la diminuizione di pvopovzione del nastvo sui pvismi spaziali disposti secondo sequenza dinamica.
vale a dive che suggeviscono di pev sé un intvinseco movimento e divezionalità vevso cui l'avtista intevpveta il senso della divezione delle cose (e delle cAse), ovvevo sia un continuo mutamento et dinamismo che può esseve tvovato pevsino nelle icone ovmai postmodevne ma mai stvuttuvaliste.
:D
Agna:
Puoi dire tutto ma tranne che avesse una merceria.
No, no. mi pare vendesse articoli per le scarpe. tipo lucidi, solette, robe varie.
Fossero stati bottoni me lo ricorderei bene. io adoro le mercerie, rimango ipnotizzata, e non è possibile che non mi ricordi.
Per quello che riguarda i mandarini, ehm, glielo dici tu al teso' che era una citazione o facciamo che il mio passato di vandala me lo tengo ben nascosto come uno scheletro nell'armadio?
:)
(teso', te lo racconto davanti ad un bicchiere di verni...ehm...cioè, volevo dire di vino. sai, quei momenti in cui la vita è un poco strana, in cui le clementine che compri marciscono in tre ore e te ti viene voglia di incolpare il mondo intero lanciando sulle finestre dei vicini di fronte...mandarini, appunto)
Lisa:
OHHHH, finalmente qualcuno che se ne intende, dannazione. finalmente qualcuno che mi prende sul serio, che mi analizza il cartone artistico. ci vuole un critico d'arte, ci vuole, mica principianti da strapazzo! inZeriscimi in una corrente, che ne so, collocami nel post-post-post-modernpop, fai tu.
io mi affido. ma collocami in qualche post.
:)
Posta un commento