essere umano. ma ci avete mai pensato a queste due parole messe insieme? non occorre una laurea in filosofia per capire che significa, basta possedere una sensibilità innata e ci arrivi. no, perché non tutti sono esseri umani: esistono esseri apparentemente umani ed esseri umani. gli esseri apparentemente umani non sanno minimamente della distinzione che c'è tra la loro stessa categoria e quella degli esseri umani, invece, al contrario, gli esseri umani possiedono la capacità di vedere universale, d'individuare tra miliardi di persone gli esseri apparentemente umani, di avvicinarli ed aiutarli pian piano a diventare migliori. d'altronde, se vogliamo proprio spezzare una lancia a loro favore, è anche vero che gli esseri apparentemente umani accrescono inconsapevolmente la consapevolezza negli esseri umani di essere esseri umani. è chiaro perciò che gli esseri umani hanno maggiori responsabilità in materia di cambiare il mondo, è una questione di mezzi in più che hanno. dico. per esempio questa consapevolezza che costantemente aumenta. mi seguite? va bene, il discorso sta pigliando volutamente e banalmente una piega funzionalista, che ppalle che siete, però vado avanti e direi che se molti di noi esseri umani si trovano ad "essere" circondati da esseri apparentemente umani, che comunemente chiamiamo "coglioni", un motivo c'è. no, scusate questo è determinismo. volevo dire, essere esseri umani a qualcosa serve. ecco, funzionalismo.
essere essere umano è funzionale a ridurre il numero di esseri apparentemente umani.
detto questo, minchia, pensavo che qui in italia c'è un gran bel da fare, cristodiddìo.
lunedì, gennaio 28, 2008
giovedì, gennaio 24, 2008
ecco, qualcosa è cambiato. di nuovo, aridaje, di nuovo. è bello, si, è bello ma a volte ti stanchi così tanto che viene da domandarsi se non sia meglio la staticità. tipo quella dei ricordi, che sono lì, come una certezza, semplicemente perché fatti concreti esistiti. mi accorgo che ho sempre meno cose in cui credere, più vado avanti e più mi dico "sarebbe bello ma è praticamente impossibile". e sempre di più la testa invece di andare avanti torna indietro, e indietro fino a quando stavo dentro la pancia di mia mamma con il minimo indispensabile. e sento un enorme bisogno di protezione ed appartenenza. il bisogno di qualcuno che ti dica devi rischiare perché rischiando impari e comunque se sbagli puoi stare tranquilla, ti riprendo io. e invece intorno la superficialità regna sovrana, ci siamo creati squallide stampelle per rimanere in piedi da soli pur di non toccarci, nessuno dà sostegno a nessuno e chi ci prova poi ci ripensa per paura di cadere a sua volta. mi manca la voglia che avevo una volta di donare tutta me stessa agli altri, mi manca quella sensazione d'invincincibilità e speranza che allagava il mio cuore, come ai tempi in cui indossavo una lunga gonna rossa e la canotta grigia coi fiorellini bianchi. ché anche se mi perdevo, piuttosto mi mettevo in ginocchio, grattavo con le mani il terreno fino a farmi sanguinare le dita, mi tracciavo una strada qualsiasi davanti e mi portavo dietro tutti, anche quelli che non lo sapevano fare, non c'è problema, passa sulla mia strada se tu non sai dove andare. mi dicono che oggi ancora faccio lo stesso, ma non mento se ammetto che si, faccio lo stesso, ma qualcosa è cambiato. oggi respiro lenzuola che sanno di disinfettante e mangio vicino al tavolo di uomini completamente soli e mi chiedo se anche loro mi vedono sola come li vedo io, mi chiedo se si domandano cosa ci faccia qui una ragazza coi jeans, una semplice maglietta e gli occhi stanchi, mi chiedo se si rendono conto che sto costruendo qualcosa che nemmeno io so o se immaginano che sto facendo questo perché un giorno, perché un giorno possa essere libera di andarmene via da questo paese di merda. e dopo essermi chiesta un sacco di cose mi accorgo pure che non me ne frega una mazza di ciò che questi pensano, ché ci sono io e solo io, che sono come tutti e che se mi alzo dal tavolo pure io sbando per cinque secondi con lo sguardo impanicato. poi mi volto ed eccola lì, la stampella, per disgrazia o per fortuna, la stampella, la piglio e mi appoggio.
domenica, gennaio 13, 2008
scenderò dal letto con gli occhi impastati di sonno, salirò in macchina verso un posto sconosciuto dando inizio alla missione. massiccia e incazzata. non incazzata, no. una volta ero incazzata. oggi no. questo è veramente un pezzo di vita nuovo. mi sto impegnando a diventare talmente diversa che un domani non mi riconoscerò più. una cosa: quando sarà passato un po' di tempo vorrei mi ricordaste di domandarmi se è davvero quello che voglio ché io sono capace di esaurire tutta me stessa appresso ad imprese che mi portano a niente senza accorgermene. insomma, è un compito importante quello che vi affido, cercate di non scazzare, per cortesia.
fine dell'introspezione a tratti interattiva.
ho messo su i valzer di chopin, fatto una doccia bollentissima in modo da abbattere la tensione (e magari svenire), asciugato i capelli piano, piano (phon a velocità 1), applicato il dizzie-unguento e spalmato la crema alle mandorle (un tripudio di profumi alle coccole).
termine della sezione "guardate quanto mi voglio bene", inizio fase simbolico-procedurale.
ultima sigaretta (il rimando alla coscienza di Zeno è inevitabile), sorso d'acqua (omaggio alla purezza), impostazione sveglia (invito alla rettitudine), imbozzolamento sotto le coperte con nuvola di tepore addosso (credimi, non è affatto la stessa cosa, anima mia).
fine dell'introspezione a tratti interattiva.
ho messo su i valzer di chopin, fatto una doccia bollentissima in modo da abbattere la tensione (e magari svenire), asciugato i capelli piano, piano (phon a velocità 1), applicato il dizzie-unguento e spalmato la crema alle mandorle (un tripudio di profumi alle coccole).
termine della sezione "guardate quanto mi voglio bene", inizio fase simbolico-procedurale.
ultima sigaretta (il rimando alla coscienza di Zeno è inevitabile), sorso d'acqua (omaggio alla purezza), impostazione sveglia (invito alla rettitudine), imbozzolamento sotto le coperte con nuvola di tepore addosso (credimi, non è affatto la stessa cosa, anima mia).
sabato, gennaio 05, 2008
è che mi pare d'aver fatto una grossa scoperta, ne parlavo a te giorni fa al telefono e poi ne parlavo anche a te, in pizzeria, ricordi? mi sono scordata di aggiungere che quella ipotesi può anche non essere estendibile universalmente, proprio perché nascente da una banalissima statistica o perché il campione di persone oggetto di studio è così vicino a me da rendere stupidamente parziale la ricerca (scienziati sociali inorridirebbero di fronte al mio totale menefreghismo nel non voler separare l'osservato dall'osservatore), ma nel caso, lontanamente avessi ragione, e la mia ipotesi trovasse spazio per alimentarsi e diventare teoria, ho dimenticato di aggiungere che riguardo i percorsi intrapresi da molti miei amici, bèh, la cosa più importante, le fondamenta della riproducibilità di un modello, di quel modello, il più difficile da emulare per noi trentenni oggi, per l'intervento di potenti fattori interni ed esterni, sono costituite innanzitutto dal coraggio e, a seguire, dalla semplicità oppure dalla totale assenza di nevrosi/depressioni nella famiglia di origine. mancava questa cosa qua. non potevo non precisarlo. vorrei tanto farvi leggere il post che ha scritto un mio amico ma prima devo chiedergli il permesso. ecco, lì c'è tutto, lì c'è la sua forza e la determinazione, lì c'è la consapevolezza di una scelta, lì si capisce che non basta il desiderio di costruire qualcosa, lì è evidente che le sue radici affondano in un terreno così perfetto che mai permetterà loro di marcire. bene, ora metto in tasca le mie riflessioni da strapazzo, ché poi sono da strapazzo questa cippa. ci ribecchiamo tra dieci anni, quando ritirandole fuori vi dimostrerò che avevo una gran ragione.
e per noi non c'è speranza? no, non c'è speranza. non in questo senso. noi siamo quelli di una speranza altra. non ci resta che farcela piacere.
e per noi non c'è speranza? no, non c'è speranza. non in questo senso. noi siamo quelli di una speranza altra. non ci resta che farcela piacere.
mercoledì, gennaio 02, 2008
2008 e nulla di cambiato dal punto di vista burocratico. per rinnovare una carta d'identità un non residente deve aspettare due mesi. e al solito la colpa rimbalza da un comune all'altro.
capirei se uno dei due fosse Wimbledon ma siccome no, non capisco. allora me ne torno a casa, apro la porta, accendo la luce e mi aspetto ancora di essere travolta da quel natale bellissimo che avevo lasciato prima di partire. faccio mente locale e sì, proprio non c'è, e non c'è perché è vero, l'avevo infilato clandestinamente in valigia per portarlo laggiù, dove è illegale. volevo donarlo ad una donna che sogna le sia concesso un po' di amore e forse è per questo che crede infinitamente al natale, è l'unica occasione ufficiale in cui i miracoli possono realmente accadere e magari un cuore di pietra rischia di tornare molle.
e per cui ho provato a portarle il mio di natale, con scarsi risultati, ma comunque l'ho lasciato lì, l'ho lasciato lì e poi ho pregato chi di dovere di accettare uno scambio.
riserva tutti i cuori di pietra che vuoi a me, ché lo faccio convinta il sacrificio, per tutta la vita, hai la mia parola.
ma assolutamente, per lei e per tutta la vita, un cuore anche piccolo ma fatto di carne e sangue.
capirei se uno dei due fosse Wimbledon ma siccome no, non capisco. allora me ne torno a casa, apro la porta, accendo la luce e mi aspetto ancora di essere travolta da quel natale bellissimo che avevo lasciato prima di partire. faccio mente locale e sì, proprio non c'è, e non c'è perché è vero, l'avevo infilato clandestinamente in valigia per portarlo laggiù, dove è illegale. volevo donarlo ad una donna che sogna le sia concesso un po' di amore e forse è per questo che crede infinitamente al natale, è l'unica occasione ufficiale in cui i miracoli possono realmente accadere e magari un cuore di pietra rischia di tornare molle.
e per cui ho provato a portarle il mio di natale, con scarsi risultati, ma comunque l'ho lasciato lì, l'ho lasciato lì e poi ho pregato chi di dovere di accettare uno scambio.
riserva tutti i cuori di pietra che vuoi a me, ché lo faccio convinta il sacrificio, per tutta la vita, hai la mia parola.
ma assolutamente, per lei e per tutta la vita, un cuore anche piccolo ma fatto di carne e sangue.
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