oh.
ad occhio e croce, un giorno, prima o poi, qualcuno mi dovrà spiegare che vuol dire "ad occhio e croce", ho pensato tipo al momento prima di mettere a fuoco qualcosa, non so, l'occhio è l'occhio e la croce sta a rappresentare il mirino da cui si punta l'obiettivo, beh insomma, se lo sapete o avete voglia di fare una ricerca in internet, contribuirete a soddisfare quella grossa parte d'insaziabile curiosità che io ho per le stronzate.
oh.
ad occhio e croce, ricomincio, credo dovrò lasciar perdere il blog per un bel po' di giorni. lo dico perché non ho tempo e voglia di stargli dietro e perché non sto né così bene né così male da scriverci qualcosa, sto media, sto neutra, sto grigia come queste parole, sto nel limbo, sto tra color che son sospesi, vabbè, avete capito, magari però non avete capito che io la rete sotto non ce l'ho e se cado giù finisce che mi spiaccico. quindi se non mi rivedrete qui sarà perché "SPLAAAAATT". ecco.
oh.
volevo solo motivare il temporaneo abbandono (che l'ho detto, sarebbe definitivo se "SPLAAAATTT") così almeno, quando passerete da me, non penserete "cheppalle questa, non aggiorna mai". VABBENE? ciao.
Ah! vi penserò.
(e forse ogni tanto risponderò ai commenti)
sabato, ottobre 27, 2007
venerdì, ottobre 19, 2007
martedì, ottobre 16, 2007
difficile provare a camminare contro un vento che soffia a 150 km/h.
finisce che ti ritiri in buon ordine sotto il primo riparo che trovi, con la paura nelle vene che anch'esso sia fragile quanto te e possa essere da un momento all'altro spazzato via. ci si può difendere soltanto mescolando i pensieri come un mazzo di carte, ognuna delle quali ne rappresenta uno, con la regola che non le puoi distribuire tra i giocatori, il problema è che devi tenertele comunque tutte quante e prima o poi, carta bella o carta brutta, devi giocartele, come meglio credi. può andarti bene se di seguito, figlio mio, ti escono tutte le belle. ti sentirai un uomo baciato dalla fortuna, quasi onnipotente, siederai sugli allori cullato dall'idea che andrà sempre così, ignaro del fatto che ti toccherà una bastonata finale effetto sorpresa. se tutte insieme brutte, è tosta. la tua mano tremerà ogni volta di fronte al mazzo, figlio mio, è la vita, devi pescare, anche se è un'altra carta brutta quella che t'aspetta, un'altra pugnalata, si, tieni, prendi, tanto ti colpirà sempre nello stesso punto e il dolore sarà uguale a quello precedente, cosa ti cambia, figlio mio? arriverai stremato, certamente, arriverai stremato il giorno che prenderai su quella che ti darà la gioia e non importa se ancora non lo sai, perché, vedi, stiamo parlando di gioia e ne sarà valsa la pena. a voler trovare una via di mezzo, a mitigare il dolce e l'amaro dei pensieri, dunque, figlio mio, meglio provare a mischiare, sperare nell'uno sì, uno no, due sì, uno no, di due in due, due sì e tre no e via dicendo.
Resta il fatto che il vento è forte, il vento è forte, figlio mio, e se vuoi c'è una soluzione che ancora non t'ho detto ma che può mettere fine a questa pesca forzata. Comporta il fare una scelta pesante e radicale, scelta coraggiosa quanto vigliacca e cioè quella di decidere di svuotarti del tuo essere stato.
e se è questa quella che più ti dà pace, prendi il tuo mazzo di carte, sporgi le mani al vento e lascia che violentemente se le porti via lui.
dopodiché saranno solo e tutti cazzi suoi.
finisce che ti ritiri in buon ordine sotto il primo riparo che trovi, con la paura nelle vene che anch'esso sia fragile quanto te e possa essere da un momento all'altro spazzato via. ci si può difendere soltanto mescolando i pensieri come un mazzo di carte, ognuna delle quali ne rappresenta uno, con la regola che non le puoi distribuire tra i giocatori, il problema è che devi tenertele comunque tutte quante e prima o poi, carta bella o carta brutta, devi giocartele, come meglio credi. può andarti bene se di seguito, figlio mio, ti escono tutte le belle. ti sentirai un uomo baciato dalla fortuna, quasi onnipotente, siederai sugli allori cullato dall'idea che andrà sempre così, ignaro del fatto che ti toccherà una bastonata finale effetto sorpresa. se tutte insieme brutte, è tosta. la tua mano tremerà ogni volta di fronte al mazzo, figlio mio, è la vita, devi pescare, anche se è un'altra carta brutta quella che t'aspetta, un'altra pugnalata, si, tieni, prendi, tanto ti colpirà sempre nello stesso punto e il dolore sarà uguale a quello precedente, cosa ti cambia, figlio mio? arriverai stremato, certamente, arriverai stremato il giorno che prenderai su quella che ti darà la gioia e non importa se ancora non lo sai, perché, vedi, stiamo parlando di gioia e ne sarà valsa la pena. a voler trovare una via di mezzo, a mitigare il dolce e l'amaro dei pensieri, dunque, figlio mio, meglio provare a mischiare, sperare nell'uno sì, uno no, due sì, uno no, di due in due, due sì e tre no e via dicendo.
Resta il fatto che il vento è forte, il vento è forte, figlio mio, e se vuoi c'è una soluzione che ancora non t'ho detto ma che può mettere fine a questa pesca forzata. Comporta il fare una scelta pesante e radicale, scelta coraggiosa quanto vigliacca e cioè quella di decidere di svuotarti del tuo essere stato.
e se è questa quella che più ti dà pace, prendi il tuo mazzo di carte, sporgi le mani al vento e lascia che violentemente se le porti via lui.
dopodiché saranno solo e tutti cazzi suoi.
giovedì, ottobre 11, 2007
e' stato sempre qui dentro, il pensiero, l'idea, la voglia di parlare un giorno del luogo dove ho lasciato brandelli di viscere e pelle. ogni volta mi torna su come un pasto mal digerito, solo senza il pentimento di averlo mangiato e gustato fino all'ultima forchettata. questo posto si chiama Bologna. la mia città. detto da me che non ho mai avuto radici è una cosa molto importante poterlo affermare e nel momento in cui lo faccio riprendo la forza e il coraggio, tutto quello che avevo allora quando le passavo attraverso. e non c'è un suo angolo, pezzo di strada o muro che non abbia visto me e la mia vita prendere una forma. Bologna è nel mio cuore come io sono nel suo, ci siamo amate ed odiate, ci siamo divertite di vino e crescentine, massacrate di dolore e di stanchezza. mi ha incontrata che ero sola ed incapace, mi ha scosso con violenza e strillato nelle orecchie CRESCI, CRESCI FINO A CHE NON SARAI UNA DONNA. ci sono ancora i miei passi sotto i suoi portici e ancora il suo freddo nelle mie ossa. ci sono ancora le mie impronte su molti dei suoi portoni, c'è ancora la sua puzza e il suo profumo nel mio naso. ci sono i segni sul suo asfalto del mio motorino, c'è il rosso dei suoi muri scrostati nei miei occhi.
Bologna, di notte, illumina di fioche luci gialle bicchieri e bottiglie di birra sui marciapiedi, pezzi di carta d'ogni tipo apiccicati ai muri, giovani illusi dal vecchio comunismo e vecchi comunisti illusi di essere giovani. Bologna è sporca, ti chiede incessantemente di sporcarsi con lei e tu non ne puoi fare a meno. a Bologna sei tutti o sei nessuno, è impossibile starserne in pace, c'è sempre una festa annebbiata di maria a casa di qualcuno e se la festa non è casa di qualcuno, vai tranquillo che è a casa tua. Bologna è un salto agli ostacoli, un fuori programma continuo, Bologna t'insegna ad improvvisare, ti vuole trasformare e se non sei un po' elastico finisci che ti spezzi, ti devasti, ti perdi ma quando sei bravo puoi avere molto, a partire dalle persone che incontri, gente che non perderai più per tutta la vita.
questo scrissi ad una mia cara amica, con cui ho vissuto a Bologna, in un periodo di fuoco in cui decisi di provare a tornarci.
Ma Bologna mi ha confessato che adesso tocca a lei crescere, ha un sacco di problemi da risolvere e non può badare a me che nel frattempo sono diventata una donna.
Bologna, di notte, illumina di fioche luci gialle bicchieri e bottiglie di birra sui marciapiedi, pezzi di carta d'ogni tipo apiccicati ai muri, giovani illusi dal vecchio comunismo e vecchi comunisti illusi di essere giovani. Bologna è sporca, ti chiede incessantemente di sporcarsi con lei e tu non ne puoi fare a meno. a Bologna sei tutti o sei nessuno, è impossibile starserne in pace, c'è sempre una festa annebbiata di maria a casa di qualcuno e se la festa non è casa di qualcuno, vai tranquillo che è a casa tua. Bologna è un salto agli ostacoli, un fuori programma continuo, Bologna t'insegna ad improvvisare, ti vuole trasformare e se non sei un po' elastico finisci che ti spezzi, ti devasti, ti perdi ma quando sei bravo puoi avere molto, a partire dalle persone che incontri, gente che non perderai più per tutta la vita.
questo scrissi ad una mia cara amica, con cui ho vissuto a Bologna, in un periodo di fuoco in cui decisi di provare a tornarci.
"L'unica cosa che mi tranquilizza ti giuro, è la città.
Perché vive mio malgrado. Lei va. E io in qualsiasi momento posso
decidere di gettarmi nel flusso o uscirne se sono stanca. Devo dire che
girando per Bologna io mi sento a casa. Certo, devo rimpossessarmene,
devo farla di nuovo mia fino al punto che mi ristancherò di lei, ma io
mi sento a casa. Qui ci sono io. E tanti ricordi, tante cose belle che
mi sono capitate (tra cui anche quella di conoscere te, *******), tante
camminate per queste strade, in cerca di non so cosa. La differenza da
allora è che adesso cerco me in queste strade. Mi cerco e spero di
incontrarmi, immagino di voltare l'angolo e scontrarmi con la
Marina di diversi anni fa. lei è qui in giro dove l'ho lasciata, lo so.
e quando la scoverò le piglierò la mano senza mollarla più un attimo."
E' vero, c'ero ancora per quelle strade ed io mi sono ripresa per mano, si.Perché vive mio malgrado. Lei va. E io in qualsiasi momento posso
decidere di gettarmi nel flusso o uscirne se sono stanca. Devo dire che
girando per Bologna io mi sento a casa. Certo, devo rimpossessarmene,
devo farla di nuovo mia fino al punto che mi ristancherò di lei, ma io
mi sento a casa. Qui ci sono io. E tanti ricordi, tante cose belle che
mi sono capitate (tra cui anche quella di conoscere te, *******), tante
camminate per queste strade, in cerca di non so cosa. La differenza da
allora è che adesso cerco me in queste strade. Mi cerco e spero di
incontrarmi, immagino di voltare l'angolo e scontrarmi con la
Marina di diversi anni fa. lei è qui in giro dove l'ho lasciata, lo so.
e quando la scoverò le piglierò la mano senza mollarla più un attimo."
Ma Bologna mi ha confessato che adesso tocca a lei crescere, ha un sacco di problemi da risolvere e non può badare a me che nel frattempo sono diventata una donna.
lunedì, ottobre 08, 2007
Un, due, tre, PROVA.
SSSSSSSSà...
PROVA.
SSSà-SSSà...
Si sente?
Ma guarda che qui la spia è accesa, lo vedi?
Eh. E perché non va?
Controlla quel jack, laggiù, magari non è inserito.
Ah, è inserito?
I volumi dell'ampli.
Può essere che VOCAL sia sullo zero.
SSSSà.
Manco quello.
Cazzo, è un bel casino, cazzo.
PRO-VA.
Ma chi è che ha montato l'impianto?
E digli a Tablino che è un incapace, allora.
Cioè, stasera mi esibisco e questo è andato
a prendersi un panino con la birra?
Non lo so, fatelo fuori, oh, che è un problema mio?
Io che gli racconto al pubblico pagante?
Mh, dici gli racconto che tanto non l'avrebbero capita?
NIENTE, TANTO NON L'AVRESTE CAPITA.
SSSSSSSSà...
PROVA.
SSSà-SSSà...
Si sente?
Ma guarda che qui la spia è accesa, lo vedi?
Eh. E perché non va?
Controlla quel jack, laggiù, magari non è inserito.
Ah, è inserito?
I volumi dell'ampli.
Può essere che VOCAL sia sullo zero.
SSSSà.
Manco quello.
Cazzo, è un bel casino, cazzo.
PRO-VA.
Ma chi è che ha montato l'impianto?
E digli a Tablino che è un incapace, allora.
Cioè, stasera mi esibisco e questo è andato
a prendersi un panino con la birra?
Non lo so, fatelo fuori, oh, che è un problema mio?
Io che gli racconto al pubblico pagante?
Mh, dici gli racconto che tanto non l'avrebbero capita?
NIENTE, TANTO NON L'AVRESTE CAPITA.
venerdì, ottobre 05, 2007
lunedì, ottobre 01, 2007
Buonasera a tutti, carissimi lettori di Gnamina.
Eccoci alla resa dei conti.
Ce l'abbiamo fatta.
Il tempo è scaduto.
Era ora.
Come si suole fare al termine
di ogni rilevazione dati,
adesso procediamo ad analizzare gli stessi.
Sì, però senza troppi giri di parole, percentuali,
previsioni fatte e poi smentite.
Dai, sbrighiamoci.
Vincono, a pari merito, aioli e soia.
Dovrei squalificare le due voci, lo sappiamo tutti.
E invece no perché non ho prove materiali che
testimonino la contraffazione del sondaggio.
Desolata per chi ha votato onestamente Tzatziki,
non posso che attribuirgli il ruolo di vincitore morale.
Le restanti preferenze, ahimé,
faranno la fine dei piccoli partiti
dietro ai quali, è noto, si coltivano
nel bene o nel male le ideologie più pure.
Ma delle quali, è altrettanto noto, a nessuno gliene fotte una mazza.
Va così, ribadisco, siamo in Italia.
E chi s'è visto, s'è visto.
Eccoci alla resa dei conti.
Ce l'abbiamo fatta.
Il tempo è scaduto.
Era ora.
Come si suole fare al termine
di ogni rilevazione dati,
adesso procediamo ad analizzare gli stessi.
Sì, però senza troppi giri di parole, percentuali,
previsioni fatte e poi smentite.
Dai, sbrighiamoci.
Vincono, a pari merito, aioli e soia.
Dovrei squalificare le due voci, lo sappiamo tutti.
E invece no perché non ho prove materiali che
testimonino la contraffazione del sondaggio.
Desolata per chi ha votato onestamente Tzatziki,
non posso che attribuirgli il ruolo di vincitore morale.
Le restanti preferenze, ahimé,
faranno la fine dei piccoli partiti
dietro ai quali, è noto, si coltivano
nel bene o nel male le ideologie più pure.
Ma delle quali, è altrettanto noto, a nessuno gliene fotte una mazza.
Va così, ribadisco, siamo in Italia.
E chi s'è visto, s'è visto.
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