mercoledì, gennaio 31, 2007

Risvegli


Su e giù per le colline verdi ché è già spuntato il grano. Il mandorlo è fiorito e la mimosa pure. Uccellini e insetti fanno come fosse primavera. Che fretta c'era?

02/02/2007

Adesso mi preoccupo, però: è già la terza o quarta volta in un anno che sogno di intrecciare una relazione con Cesare Cremonini.
Avere un blog ti fa provare il brivido dell'azzardo, quando si fanno certe dichiarazioni, lo so.
(Mi è parso sensato inserire questa cosa nel post "Risvegli")

lunedì, gennaio 22, 2007

Qualcuno mi disse, una volta, di punto in bianco:"Ho deciso che voglio vivere pericolosamente". Ora: tralasciando ogni pregiudizio che ho ragione di avere nei confronti di questa persona, devo ammettere che questa frase è ancora lì riecheggiante nella mia testa. Si perché non è così banale, ammesso che uno voglia sul serio mettere in atto una volontà del genere.
Vivere pericolosamente potrebbe significare mettere da parte i cosiddetti paletti mentali che disegnano il percorso delle nostre azioni mentre, ignari, ci impegnamo ad evitarli.
E va da sé che questi paletti spesso coincidano con paure, modelli, convenzioni e convinzioni adottati per comodità, Dio solo sa a che servono.
O forse, celata in questa frase, c'è una voglia di vita a "ruota libera" senza preoccuparsi delle conseguenze, di surfare tutte le occasioni che si presentano fregandosene di sapere dove ti porteranno, ché tanto c'è n'è un'altra subito dopo da prendere al volo. O magari per attuare questa cosa, ci vuole una dose di incoscienza tale da rischiare il tutto per tutto ma che alla fine ti porta ad essere vincente.
Nel senso relativo del termine, ché per te puoi essere vincente ma per me sei un emerito cretino. Ma per te sei vencente, e quindi sei felice e bonalé.
Vivere pericolosamente presuppone l'avere coraggio, immagino.
No, perché mi pare ci sia tanta gente che ostenta un coraggio che il più delle volte è soltanto un rischio calcolato. E allora so' bboni tutti.
Tutta questa relatività mi fa impazzire, dannazione, non trovo il bandolo in questa matassa di finti eroi che spesso non denunciano le proprie debolezze temendo il giudizio altrui.
E se invece fosse che vivere pericolosamente consista nel fatto di dire sempre e comunque quello che pensi? Certo sarebbe valido anche nel caso uno ammetta di avere delle paure, perché è decisamente più pericoloso rischiare che qualcuno possa impugnarle e farti il culo.
Insomma, nella vita, è necessario andarci cauti o tocca vivere come Patrick De Gayardon che, poveraccio, sappiamo tutti la fine che ha fatto? Per intenderci ovviamente, ché quella per lui era una passione. Però allora mi chiedo: è forse la passione che ci rende ciechi, l'unica forza che ci fa muovere ed agire liberi? E quanti sono quelli che queste passioni ce le hanno veramente? Da che si giudica la purezza di una passione? La passione è soltanto di quelli che suscitano ammirazione? E se la tua passione deriva da quella di un altro, è passione vera o un semplice desiderio di identificazione?
Piuttosto, non sarà che vivere pericolosamente voglia dire scorgerti in lontananza, non perderti di vista e cercare di raggiungerti costi quel che costi? Trovarsi può essere estremamente pericoloso, perché potrebbe anche non piacerti, generare un grosso conflitto interiore e porti davanti ad una sfida non semplice da vincere: quella di accettarsi.

P.S. Questo non è un post di natura esistenziale. No, pur nella sua semplicità poteva sembrare. E invece l'ho scritto credendomi Jessica Rabbit. Siccome molti pensano che una strappona non è in grado di enucleare certi concetti, allora volevo fare l'esperimento.
Errata corrige: Ehm..non so se qualcuno di voi si sia accorto della panzana che ho scritto. Se sì, è stato moolto carino a non dirmelo. Non essendo una cultrice di sport estremi, ho confuso Manolo con Patrick De Gayardon che per me possono tranquillamente essere la stessa persona poiché, anche qui non ci giurerei, negli anni '80-'90 uno dei due o tutti e due, facevano la pubblicità di orologi e, purtroppo io li conosco solo per sto fatto...Sector No Limits, mi pare. Comunque stanotte ho avuto l'illuminazione che Manolo non è quello morto e sono desolata per aver scritto questa cosa, ché già ci pensa da solo a rischiare. Bene o male però, mi sono fatta una cultura, tipo che la specialità di Manolo sono le arrampicate estreme mentre De Gayardon voleva emulare Icaro con il paracadute il quale, sfortunatamente, non si è aperto nell'aprile del 1998.

martedì, gennaio 16, 2007

La causa

Buongiorno, oggi sono anzichennò impegnata a capire da cosa derivano i miei episodi di pavor nocturnus.
Sotto, sotto lo so dove risiede la causa, e stranamente, per me che sono mossa sempre da sentimenti compassionevoli e comprensivi anche verso chi mi prende a sprangate sulle gengive, mi sta pigliando quella voglia, che vi devo dire, una cosa, davvero, che non è da me, una cosa che è lontanissima da "è la vita, sono cose che succedono, si vede che era destino, bisogna lasciare libere le persone, poteva succedere anche a te, non ne vale la pena di starci così male, tu sei la parte forte e ce la farai, tu rimmarai comunque una persona speciale, era gente che non ti meritava, certe cose non possono che farti crescere" ma è vicinissima a STATE LONTANO DA ME , VOI E QUELLA FACCIA SORRIDENTE CHE MASCHERA UN SOTTILE IMBARAZZO. INIZIATE A PREGARE IDDIO CHE QUESTO MOMENTO MI PASSI, PERCHE' SE SOLTANTO DECIDO DI RISCATENARVI ADDOSSO TUTTO IL MALE CHE MI AVETE FATTO, ANCHE SE NON ME LO MERITAVO E NONOSTANTE LO SAPEVATE CHE NON ME LO MERITAVO, VI DIMOSTRERO' CHE SONO COMUNQUE LA PIU' FORTE MA QUESTA VOLTA SPACCANDOVI LA FACCIA.

martedì, gennaio 09, 2007

Questa canzone QUI.

Gioco che mi ritrovo a fare di frequente, in macchina da sola, nei lunghi viaggi da nord verso sud o viceversa, è quello di incastrare il frontalino dell'autoradio, inserire un cd e lasciarmi ipnotizzare dai miei pensieri in modalità random. passato, futuro, presente. passato, presente, futuro. presente, futuro, passato. La strada non c'è. Forse nemmeno sto guidando.
Vedo la mia vita riflessa sul parabrezza scorrere in fotogrammi velocissimi: persone, fatti, speranze, emozioni, sensazioni, vittorie, sconfitte, sfide, progetti, sogni, rimpianti.
Staffetta: cuore blocco di partenza, occhi linea di traguardo.
Canzoni ed esperienze di vita sono molto semplici da far combaciare, viene quasi naturale a tutti. Lutto canzone triste, Amore canzone d’amore, Festa canzone Manuchao. Ma farlo tra canzoni e persone è un lavoretto che richiede dell’abilità, particolarmente quando, senza barare, si intende scovare un ritratto musicale che esattamente ricrei nella nostra immaginazione l’interessato/a il più fedelmente possibile. Che sia un padre, un amico, un amante, un figlio, una zia, non importa.
Canzone che quando l'ascolti, per te è proprio quella persona lì, “compressa” nel ritmo, negli accordi, nella melodia e nel testo.
Persona che se ti manca non è poi così difficile riviverla, basta scegliere la traccia giusta quand' eccola apparire sul display per trascinarti a ridere e scherzare, a bere e bisbocciare, a ballare e consolare, a bestemmiare o far l’amore, a urlare ed ingannare, a riamare ed abbracciare, a cullare e dondolare.
Da tempo per me è quasi un impegno morale verso il mio mondo interiore voler riuscire ad ascoltare un’azzeccato abbinamento. Con la santa pazienza spulcio in profondità nel “bagagliaio” musicale della mia auto col rischio, spesso, di lanciare tutto al vento perché una volta convinta che sì, “questa canzone è questa persona”, mi capita di ascoltarne un’altra che le è ancora più affine, grazie a quella micro frazione di pausa tra la strofa e il ritornello.
Non indaghiamo, signori, sulla possibilità che questa possa essere una nevrosi, vi prego. Io amo sentire le persone che mi vivono in testa, perché le ho conosciute, le conoscerò, le conosco. E’ tutto direttamente proporzionale alla profondità della conoscenza, ovvio. Ad una persona che conosco poco, per il momento, posso solo adattare una canzone che me la rievochi per un particolare. Per una che conoscerò, potrò solo immaginare che quella canzone è quella persona finché non la incontrerò davvero e sarò costretta a cambiarla. E via perfezionando.
Adesso viene il bello. Per noi stessi, giocando pulito, saremmo in grado di trovare una canzone una, che ci faccia in poche parole una risonanza magnetica? Che sia riassuntiva di noi stessi? Riusciremmo ad essere così umili e sinceri da riconoscere di essere soltanto una canzone?
Personalmente sono stata fortunata, ho imbroccato la canzone tra i miei album e senza attendere troppo:”Ecco, questa sono io. Accidenti sono io.” Mi sono detta subito. E’ arrivata da sola, non l’ho cercata. Si perché, un particolare che ho omesso, la canzone non va cercata maniacalmente, la canzone bisogna che arrivi, ti sorprenda, ti faccia una doccia fredda, ti obblighi a guardare bene, bene. Esula da ciò che l'autore voleva espimere, va ascoltata con l'impianto giusto, un buon settaggio del suono e ad un discreto volume. Le cuffie vanno benissimo, anzi, ci sei proprio dentro.
Per esempio nel mio caso, assicuro che non è manco la mia canzone preferita. E’ molto, molto bella per me ma non è banalmente la mia preferita. Epperò, come dire, mi si è spalancato il cuore, la ragione, il fegato, ho pianto, ho riso, insomma, ero io. Indossare una canzone bella o brutta che sia, è una questione di onestà verso se stessi. Strettamente personale. Io ve lo dico che canzone sono, è una confidenza che vi faccio. Sono questa. Non garantisco che lo sarò tutta la vita perché, chissà, un domani potrei non riconoscermici più, ma da un po’ di anni a questa parte sono ferma a questa canzone qui. Ci sarà un motivo. Io mi chiedo: che canzone sono io? E senza avere un minimo di esitazione dico: “Questa canzone qui”.

Me ne assumo tutte le responsabilità e soprattutto, come la canzone, senza accorgermene, SONO ARRIVATA.

venerdì, gennaio 05, 2007

Già

Anche se appena alzata rovesci il barattolo del caffè e subito dopo la caffettiera piena,
non puoi avere la presunzione di sapere già come andrà la tua giornata.

mercoledì, gennaio 03, 2007

PAL-in-6°

irriconoscibile la tv serale senza i portapporta, matrix, markette e varie ed eventuali, nei giorni di festa. Mandano in onda un film dopo l'altro. prima serata, seconda, terza. Quand'anche facciano cagare è comunque un piacere assistere a questa disintossicazione del palinsesto. E dei miei occhi e delle mie sinapsi. Il pegno da pagare è la solita pubblicità spaccastorie ma da quest'anno la vera new entry è la compulsività con cui trasmettono il meteo. Del tipo cinque volte (o sei se si conta quello compreso nel tg delle 20) dalle 20e30 alle 01epassaquasiledue.
poi un'altra cosa che non c'entra nulla. Sapevate che sgranocchiare (il c.d. crunch-crunch) cose del tipo noccioline, patatine e tutto ciò che è croccante fa bene al cervello? Io ho scoperto che è una verità pazzAsca. Cioè io proprio ho visto che non mi fa pensare. La mente è distratta non dal sapore ma dal rumore. fateci caso. Mi riferisco in particolare alle donne che, generatrici per eccellenza di Blob mentali (Ghezzi, te la do io "Because the night"), dovrebbero smettere di chupare ansiolitici, godersi una bella sgranocchiata alla faccia della dieta, concentrarsi sul sonoro e non trovare scuse ché pure un finocchio o una carota scrocchiano più di mille Chipster contemporaneamente.
Sei tu stessa che vuoi rimanere così, rigida e waterproof come il Gore-tex , niente colpa alle arachidi dunque, non c'entrano nulla se ti gonfi.
Le donne, al giorno, dicono 20000 parole e gli uomini 7000. L'ho sentito ieri sera da Carlo Conti-gessù come sono ridotta, facevo più bella figura se dicevo David Letterman-e non solo parlano di più, ma nel farlo raggiungono uno stato di EBBREZZA.
V'è andata bene cari ometti: ebbrezza non orgasmo, ché sennò addio (senza contare che se per noi le nostre parole sono ebbrezza, per voi le nostre parole sono A'BBREZZA. Venticello che provoca fruscio nelle orecchie). Morto lì. Il discorso, dico.
Passiamo ad altro perché mi serve un chiarimento. Alla mia coscienza, non a me. Se avete tempo, lasciatemi la vostra personale definizione di SENSO DEL DOVERE, grazie.
Questo oscuro costrutto sociale che si identifica oggidì solo con il lavoro. E' davvero così?