domenica, giugno 18, 2006

italia-stati uniti

Riflessioni ppp, post-pseudo-partita. Ancora co' sto Del Piero. EBBASTAAA!!!
DOVE CAZZO ERA INZAGHI?
Lettura sociologica: la squadra che ieri è scesa in campo riflette la mediocre natura italiana. Popolo ottuso, incapace di azzardare. Piuttosto che innovare, riproduce sempre gli stessi schemi.
Gli europei, i mondiali degli anni scorsi non hanno insegnato niente.
L'ultima speranza di poter riconoscere in questo popolo una sopravvivenza di fantasia, genio e improvvisazione se n'è andata affanculo.

sabato, giugno 17, 2006

Tram 33



Carissimi ragazzi, l'Italia non è più Italia. Stamattina ho preso il tram 33 e non è la prima volta. Bèh, come di consueto, ci sono al massimo due italiani (gli altri TUTTI IN MACCHINAAA!) e il resto (consideriamo che il sabato mattina i tram non sono affato vuoti!) solo stranieri. Ma non sono turisti. Quelli, categoria privilegiata (una vacanza in Italia non è certo regalata, oggigiorno!), danno da mangiare ai taxisti perché il tram va troppo lento, è rumoroso e ti sballottola. A me però piace un sacco, più della metro. Lercia e sudicia metro.
A Lisbona la metro, a parte essere nuovissima (le amministrazioni locali no, ma un campionato europeo di calcio, si sa, può fare miracoli), è tutta colorata. Fior di artisti portoghesi hanno contribuito a decorare le pareti delle uscite delle stazioni coi loro bellissimi murales e mosaici di azulejos (le mattonelline di ceramica caratteristiche portoghesi). E i tram, deliziosi, sono gioiellini antichi. Città povera Lisbona. Meravigliosi palazzi cadenti che di notte prendono vita grazie ad una azzeccata (e forse anche studiata) illuminazione.
Milano. Milano non lo so se è povera. Ma sembra. In certi angoli è scandalosamente sporca, trasandata e abbandonata a se stessa. La gente che frequenta questi luoghi non sorride, diventa tutt'uno con l'ambiente. Vale a dire che si scioglie alla luce accecante dell'afa ed evapora coi fumi inquinanti dell'asfalto. Sembra di essere in Asia, che so, a Bangkok o Pechino. Sembra di essere in Sud America, che so, Rio o San Paolo. Dove folle di persone corrono dietro ad un'economia più veloce di loro, dove ancora non c'è una regolamentazione sulle emissioni di anidride carbonica o dove ci sono mendicanti gettati ai margini dei marciapiedi.
Lasciamo stare. Milano non è via Montenapoleone. Non è la città della moda, delle fiere, dei locali. Non è la metropoli che si dipinge. E' una delle tante città che può offrirti un lavoro soltanto perché è la più grande d'Italia. Ma non c'è nient'altro che la rende differente. Non spicca per impegno civile, per integrazione sociale, per riabilitazione di quartieri degradati, per
una cultura a portata di mano. E' solo un "punto di appoggio" per le imprese estere e quindi, al netto dei loro affari, non possiede nulla.
Tram 33. Scendo in Corso Buenos Aires (chimato così per le bottane che una volta gravitavano qui) e mi trovo a Buenos Aires. Ma dov'è l'Italia?
Mica è un discorso razzista. Voglio dire: io (come voi) cerco tra la folla volti italiani, i tram sono sgangherati e pieni di mondo. Non sarà arrivato il momento di cambiare pensiero? Di accettare che questo paese non è più nostro ma NOSTRO? Fatto di tanti e diversi? E quando ci incazziamo, vogliamo incazzarci perché la politica, invece, fa "manovrettine" anni '70 parlando ancora una lingua sola?
A tal proposito vi consiglio di leggere l'impero di Cindia di Federico Rampini. Ecco l'introduzione:

Sono tre miliardi e mezzo, sono più giovani di noi, lavorano e studiano più di noi; hanno schiere di premi Nobel della scienza, guadagnano stipendi con uno zero in meno dei nostri, hanno arsenali nucleari ed eserciti di poveri: è «Cindia», Cina e India, il dragone e l’elefante.

Dopo averlo letto forse impareremo a guardare oltre il nostro cortissimo naso e magari tenteremo di adeguarci. Accettando una nuova identità non cancelleremo quella vecchia, la arricchiremo. Anche perché non stiamo parlando dell'invasione dei Lanzichenecchi. Sono molti di più ed hanno una cultura più antica della nostra. E l'occidente, a partire dagli Stati Uniti, si sta già calando le mutande di fronte all'efficienza di questi soldatini. Bill Gates, che nel 2008 lascerà la Microsoft, ha già delocalizzato la maggior parte delle sue unità creatrici di software in India. Secondo voi, dietro le spiegazioni di facciata, qual è la vera ragione per cui abbandonerà la sua CREATURA? Bush è già andato un po' di volte a pregare i cinesi di comprare alcune aziende americane che non ce l'hanno fatta a sostenere la loro concorrenza.
Insomma, tanto per farvi degli esempi. Il dragone e l'elefante non sono due animaletti così.

mercoledì, giugno 14, 2006

Buongiorno

Buongiorno. Dormito strano. Sognato passato misto a presente. Incapace di organizzare la giornata. Telefonino. Mi vogliono assumere da Benetton. MANCO SE CALA CRISTO.

domenica, giugno 04, 2006

soprannomi

Stavo pensando che Gnamina non è uno dei miei soprannomi più conosciuti e utilizzati. Nasce circa un annetto fa, in circostanze che manco voglio ricordare. Però ha una radice: deriva da GNAMI. Lo Gnami è o era il mio gatto. Non è morto ma ha semplicemente una nuova abitazione (LUI!). Che poi era il soprannome del mio gatto, battezzato inizialmente come PUMA. Nero con occhi gialli.
Mi accorgo di avere un sacco di altri soprannomi e che vengo chiamata MARINA raramente.
La mia mamma da quando sono piccola mi chiama in trecento modi ma sfido chiunque a trovarne di così originali:
-sbardola (o sbardoletta)
-sgorbio (o sgorbietto)
-trappola (o trappoletta, o trappolina)
Campioni, questi, di stampo poco materno. Poi ce ne sono molti altri per fortuna sdolcinatissimi ma pressoché comuni a tutte le mamme.
La mia sorella ne usa più spesso due:
_tatta o micia
Quando andavo alle elementari mi firmavo con modalità estera, cercando di darmi un tono e inglesizzando il mio nome. Marina diventava inevitabilmente MARY. Malgrado tutto, non ero così superficiale da non rendermi conto che in inglese volesse dire MARIA. Maria mi faceva veramente schifo, non mi ci identificavo per niente, un nome da vecchia. E da Santa Maria del Cammino. Mi ricordo di aver fatto pure delle ricerche sul dizionario di inglese per cercare la traduzione di Marina ma non esisteva sotto "nome proprio". Piuttosto che portare un "nome comune di cosa" preferivo tenermi Maria. D'altronde, pensavo, Maria era nientemeno che la SORELLA DI ACTARUS! Mica storie. La mia firma straniera poteva pure essere un bluff ma se la traducevi voleva dire "Maria". CIOE' LA SORELLA DI UNO TROPPO FICO!
Ancora oggi qualcuno mi chiama Mary. Tipo Coretto. Ma Coretto mi chiama Mery con la "e". E mi pare anche che lo scriva con la "e".
Un mio compagno delle superiori mi chiamava "Mary-Mary" (tipo Candy-Candy).
Oppure sono anche stata chiamata Maurizia per un po' di tempo. Dal cognome di un mio vecchio fidanzato.
Poi a Bologna ci ha pensato Ema iniziando a storpiare il mio congome: Petrillo. Mi pare abbia iniziato con Petra eppoi degenerato con: taralla, zarra, zaramalla, zarricla ecc.
Altri in comitiva hanno coniato Barzilla o maga-Barzilla (per la mia affinità con gli astri).
La mia cara amica Adriana mi chiama Igna (da: Marigna) ma solo perché lei è Agna (da: Adriagna).
I miei amichetti Clasv e Romi mi chiamano Mari (letto con la "A") e la Fede...anche lei mi chiama così.
Monia mi chiama Pulcino poiché quando ci siamo conosciute mi tagliai i capelli a spazzoletta (se non sbaglio).
I miei cugini Silvia e Alessandro da quando siamo piccoli mi chiamano MARNA, senza la "I" (ma loro sono Svilia e Aslandro)
Papà mi chiamava "streghina".

sabato, giugno 03, 2006

Tiepido

c'è qualcuno arrotolato sul divano...che ronfa come un gatto dagli occhi azzurri. Fate piano.

nessun rito di iniziazione, grazie.

Mi autobenvengo nel popolo dei bloggers. E scappo subito via perché ho un gran da fare, vogliate scusarmi.
Ci sarà tempo per le presentazioni. O magari neanche serviranno. Intanto non tralasciate di osservare e partecipare questo mondo. Se vi costa troppa fatica e impegno potete sempre ridurre il campo e zoommare in profondità semplicemente sul nostro paese.