sabato, giugno 17, 2006

Tram 33



Carissimi ragazzi, l'Italia non è più Italia. Stamattina ho preso il tram 33 e non è la prima volta. Bèh, come di consueto, ci sono al massimo due italiani (gli altri TUTTI IN MACCHINAAA!) e il resto (consideriamo che il sabato mattina i tram non sono affato vuoti!) solo stranieri. Ma non sono turisti. Quelli, categoria privilegiata (una vacanza in Italia non è certo regalata, oggigiorno!), danno da mangiare ai taxisti perché il tram va troppo lento, è rumoroso e ti sballottola. A me però piace un sacco, più della metro. Lercia e sudicia metro.
A Lisbona la metro, a parte essere nuovissima (le amministrazioni locali no, ma un campionato europeo di calcio, si sa, può fare miracoli), è tutta colorata. Fior di artisti portoghesi hanno contribuito a decorare le pareti delle uscite delle stazioni coi loro bellissimi murales e mosaici di azulejos (le mattonelline di ceramica caratteristiche portoghesi). E i tram, deliziosi, sono gioiellini antichi. Città povera Lisbona. Meravigliosi palazzi cadenti che di notte prendono vita grazie ad una azzeccata (e forse anche studiata) illuminazione.
Milano. Milano non lo so se è povera. Ma sembra. In certi angoli è scandalosamente sporca, trasandata e abbandonata a se stessa. La gente che frequenta questi luoghi non sorride, diventa tutt'uno con l'ambiente. Vale a dire che si scioglie alla luce accecante dell'afa ed evapora coi fumi inquinanti dell'asfalto. Sembra di essere in Asia, che so, a Bangkok o Pechino. Sembra di essere in Sud America, che so, Rio o San Paolo. Dove folle di persone corrono dietro ad un'economia più veloce di loro, dove ancora non c'è una regolamentazione sulle emissioni di anidride carbonica o dove ci sono mendicanti gettati ai margini dei marciapiedi.
Lasciamo stare. Milano non è via Montenapoleone. Non è la città della moda, delle fiere, dei locali. Non è la metropoli che si dipinge. E' una delle tante città che può offrirti un lavoro soltanto perché è la più grande d'Italia. Ma non c'è nient'altro che la rende differente. Non spicca per impegno civile, per integrazione sociale, per riabilitazione di quartieri degradati, per
una cultura a portata di mano. E' solo un "punto di appoggio" per le imprese estere e quindi, al netto dei loro affari, non possiede nulla.
Tram 33. Scendo in Corso Buenos Aires (chimato così per le bottane che una volta gravitavano qui) e mi trovo a Buenos Aires. Ma dov'è l'Italia?
Mica è un discorso razzista. Voglio dire: io (come voi) cerco tra la folla volti italiani, i tram sono sgangherati e pieni di mondo. Non sarà arrivato il momento di cambiare pensiero? Di accettare che questo paese non è più nostro ma NOSTRO? Fatto di tanti e diversi? E quando ci incazziamo, vogliamo incazzarci perché la politica, invece, fa "manovrettine" anni '70 parlando ancora una lingua sola?
A tal proposito vi consiglio di leggere l'impero di Cindia di Federico Rampini. Ecco l'introduzione:

Sono tre miliardi e mezzo, sono più giovani di noi, lavorano e studiano più di noi; hanno schiere di premi Nobel della scienza, guadagnano stipendi con uno zero in meno dei nostri, hanno arsenali nucleari ed eserciti di poveri: è «Cindia», Cina e India, il dragone e l’elefante.

Dopo averlo letto forse impareremo a guardare oltre il nostro cortissimo naso e magari tenteremo di adeguarci. Accettando una nuova identità non cancelleremo quella vecchia, la arricchiremo. Anche perché non stiamo parlando dell'invasione dei Lanzichenecchi. Sono molti di più ed hanno una cultura più antica della nostra. E l'occidente, a partire dagli Stati Uniti, si sta già calando le mutande di fronte all'efficienza di questi soldatini. Bill Gates, che nel 2008 lascerà la Microsoft, ha già delocalizzato la maggior parte delle sue unità creatrici di software in India. Secondo voi, dietro le spiegazioni di facciata, qual è la vera ragione per cui abbandonerà la sua CREATURA? Bush è già andato un po' di volte a pregare i cinesi di comprare alcune aziende americane che non ce l'hanno fatta a sostenere la loro concorrenza.
Insomma, tanto per farvi degli esempi. Il dragone e l'elefante non sono due animaletti così.

1 dimmelodai:

iggy ha detto...

>>al netto dei loro affari, non possiede nulla.

mo' esagera mo'..