mercoledì, settembre 30, 2009

dato che la trasmissione ha preso una piega più umana che politica.
quello che più mi ha colpito è stato vedere una donna piena di un sacco di problemi, così tanti che l'ultima cosa che realizzi è che faccia la puttana. non è una vera puttana. è molto di più una donna piena di problemi. la vera puttana era l'altra. quella che a letto con Berlusconi non ci è andata. il che è tutto dire.
oh, poi magari mi sbaglio.

(continua)
(credo)

lunedì, settembre 14, 2009

a chi non ha il senso della famiglia e non conosce il valore del sorriso di una madre mentre fa dieci lavatrici per i suoi figli nell'unico giorno di riposo, io dico che può beatamente anche spararsi. non fa il minimo danno. a chi pensa che impostare un'esistenza sul vivere da soli ti renda più maturo e autonomo fa scattare il semaforo verde a tutta una serie di grandissime sfighe. a chi ritiene che smazzarsi i problemi dei propri parenti sia un'incredibile rottura di coglioni, io dico "troppo poco". che i suoi coglioni rotti si polverizzino pure. a chi non vede la gioia negli occhi di un padre quando per la quinta volta in un giorno gli si chiede di fare il caffè, è bene che si coibenti il cervello per non contaminare altri esseri umani della sua materia grigia.
non so se rendo l'idea di quanto sia stata bene.
e di quanto sia felice to be able to vedere tutte queste cose, invece.
io sono troppo fortunata.
e intelligente e bella.

martedì, luglio 21, 2009

l'altra sera s'è capito fino a che punto l'elemento sesso debba per forza entrare in un programma televisivo pure se l'elemento sesso non c'entra nulla con lo scopo del suddetto programma che è un invito al viaggio e alla conoscenza di posti e tradizioni di ogni dove. perciò è palese che il sesso, se trattato, lo si nominerebbe solo in termini prettamente antropologici. l'altra sera "alle falde del kilimangiaro" ha toccato livelli impensabili di "forzatura" in direzione sessuale. ma proprio tipo che è come se abbiano alzato il telefono e detto "scopriamo cosce e culi o si va a casa". questo paese vive di sesso squallido fino al midollo, s'è impregnato di zoccole fiere di esserlo e che tengono per le palle, figurativamente e non, pure un presidente del consiglio. il discorso è che non è che lui sia poco furbo o lei troppo mignotta. il discorso è che s'è smesso di capire cosa sia il sesso. per questo motivo oggi senza nessun problema, io, per guadagnarmi da vivere, e avendo ricevuto un discreto corpo dalla natura, potrei benissimo comprarmi una webcam da sette euro e spogliarmi a pagamento diventando non dico ricca ma camparci molto bene senza andare a spaccarmi la schiena otto ore al giorno in un posto di merda. dico che potrei cogliere l'opportunità di sfruttare ciò che col tempo è diventata una "cosa normale" perché "al pubblico piace". una cosa che, davvero, mi fa venir voglia di metterla in pratica, non tanto per fini di lucro ma per semplicissima ricerca sociologica, taccuino alla mano per la rilevazione dati. venderei i risultati a qualche quotidiano "intelligente" e volentieri mi metterei a guardare quanto tempo ci metto a finire su novella2000 passando per il classico "ci è o ci fa". un attimo, ci metto. perché a questa gente piace la trasgressione, piacciono le corna, piace la promiscuità. questo gigante "reality" in cui le telefonate registrate sostituiscono il video, in cui gente crede ancora ad uno che finge di essere a braccetto col pensiero cattolico del papa per poi sbattersene di ciò che ha detto al suo popolo e circondarsi di bastimenti di zoccole a pagamento promettendo loro favori. allora io mi chiedo come mai ancora ci sia gente che lo difende o che non tenga conto che i pruriti di un vecchio di 70 anni non sono uguali a quelli di un vecchio presidente del consiglio di 70 anni. e mi chiedo. dove siamo noi, invece di andare sotto palazzo Grazioli a urlargli di scendere e di dimettersi? e dove siamo noi? ah, certo. davanti alla tv. proprio come lui vuole. ad attendere un'altra puntata. ad alimentare lo share. ché in fondo piace un po' a tutti questa fiction fatta di potenti e bellone.

-mamma, cosa sono le falde del kilimangiaro?
-ma niente. sono le pieghe di un cazzo alto 5895 metri.

mercoledì, luglio 15, 2009

e quello che penso di più ora è che non c'è più nessuno che apre quel frigorifero e nessuno che toglie la polvere dai ninnoli sui ripiani e nessuno che trova un posto giusto dove collocare qualcosa e nessuno che chiamerà una micia sull'albero e nessuno che dirà "non sai quant'è bello qui oggi" e nessuno che darà la pasticca per il cuore a Bobo. e nessuno penserà che adesso Bobo morirà presto. e a nessuno importa che Charlie ritornerà triste e con lo sguardo sperduto e nessuno gli aprirà più la porta per farlo entrare in casa quando ci saranno i tuoni. e nessuno spargerà profumo di cucinato per le stanze e nessuno dormirà più in mansarda né verrà svegliato dalla cantilena fischiettata da Peppe. e nessuno darà vita alla lavanderia e nessuno stirerà più alla perfezione. e nessuno farà i pomodori e nessuno mangerà più quell'ottima verdura e nessuno darà acqua al prato e nessuno farà il giro della vigna e del frutteto e nessuno raccoglierà le rose e nessuno risponderà al telefono. portiamo via l'amore da lì, portiamolo via subito e mettiamolo al sicuro e proteggiamolo a più non posso fino a quando non sarà tutto finito, portiamolo con noi e liberiamolo da un'altra parte come è sempre stato. come è sempre stato. come è sempre stato.

lunedì, giugno 15, 2009


oggi mi sento che invece di scrivere mi piacerebbe dipingere. è più sintetico, basta scegliere quattro colori, non di più, e schiaffarli giù secondo l'umore. i colori non li ho, ce li ho a cera, ma secondo la mia idea un dipinto va fatto su tela, con le tempere, mentre i colori a cera me li vedo troppo su cartoncino ruvido di carta Fabriano. certo, stupidi pregiudizi che fanno molto elementari, fila in cartoleria alle otto meno un quarto di mattina prima di entrare in classe ma tant'è. resta che non saprei che dipingere, forse macchie a cui darò un senso poi, forse cerchi concentrici che racchiudono schizzi, magari nuvole dentro un cervello. di sicuro so che non dipingerei elementi geometrici e questa è una cosa su cui riflettere. sarà che la geometria non mi ha mai affascinato, gli angoli mi mettono l'ansia, le formule mi spaventano. è una cosa su cui riflettere. ma siccome una volta che trovi la risposta quella risposta è una formula, allora non ci rifletto. dipingerò scatoloni. voi non sapete quanti scatoloni, oltre a quelli che ogni giorno vedo a lavoro, ho visto e vedrò passare sotto i miei occhi. molti lo ritengono un banale strumento amico della logistica e invece secondo me bisogna rivalutare l'importanza della funzione simbolica dello scatolone. lo scatolone ci consente di portare a casa un oggetto nuovo di zecca che ci allieterà la prossima mezz'ora oppure contiene la nostra vita e la porta da un'altra parte per ricominciare migliore. pensiamo a quante aspettative mettiamo lì dentro ogni volta che lo riempiamo, e all'eccitazione ogni volta che lo riapriamo in un luogo nuovo. lo scatolone è ricercatissimo da tutti ma nessuno lo nota. lo scatolone apparentemente è solo pesante ma in realtà nasconde sempre un "ne vale la pena". ditelo che non ci avete mai pensato. io ci sto pensando da giorni, ad esempio, e mi sento anche un poco scema, per la verità. ma chi se ne frega. sentitevi scemi anche voi. io ho capito che lo scatolone è l'unica cosa di forma squadrata che può farmi fare pace con la geometria. guarda tu. la formula. ho paura?